Durante l’eclissi cambia il vino o cambiamo noi?

Un’eclissi non cambia il vino nella bottiglia, ma la vite reagisce alla luce e il nostro assaggio può cambiare con l’ambiente. Scienza, Odissea e un piccolo test sensoriale per il 12 agosto.

Con The Odyssey di Christopher Nolan al cinema, l’Odissea ci regala una scena perfetta per parlare di eclissi e vino: un banchetto, le coppe piene e il Sole che scompare dal cielo.

Nel palazzo di Itaca i Proci mangiano, bevono e ridono. Teoclimeno, invece, vede il buio calare e capisce che qualcosa sta per cambiare. Forse Omero aveva in mente una vera eclissi, forse cercava soltanto un presagio abbastanza potente per annunciare la fine del banchetto. A noi lascia una domanda molto più allegra: quando il Sole si oscura, cambia qualcosa nel vino? Oppure siamo noi ad assaggiarlo in modo diverso?

La risposta breve
L’eclissi non modifica il vino nella bottiglia, l’uva o la qualità di un’annata. La vite si accorge del calo di luce, ma solo per poco. Noi, invece, siamo molto sensibili all’atmosfera che ci circonda: luce, temperatura, emozione e aspettative possono cambiare il modo in cui percepiamo lo stesso bicchiere.

Quando il Sole sparisce, la vigna se ne accorge

La vite non sa che la Luna sta passando davanti al Sole. Sa però che la luce è diminuita, l’aria si è rinfrescata e per qualche minuto il pomeriggio ha preso la strada della sera. Di conseguenza rallenta la fotosintesi e può ridurre la traspirazione, proprio come farebbe avvicinandosi al tramonto.

Durante un’eclissi totale questo piccolo inganno è più netto: il giorno si spegne rapidamente, la temperatura scende e le piante reagiscono alla notte arrivata fuori orario. Le osservazioni fatte su altre specie mostrano che la risposta può essere immediata, ma anche breve. Quando torna la luce, la pianta riprende il suo ritmo.

Per la vite il discorso finisce qui: una breve pausa nella normale attività. Troppo poco per migliorare l’uva, segnare la vendemmia o rendere speciale il vino che nascerà da quel raccolto.

Per l’eclissi di quest’anno la cautela deve essere ancora maggiore: dall’Italia sarà visibile soltanto in forma parziale e vicino al tramonto, quando la vigna starà già rallentando per conto suo.

Quindi no: non nascerà un nuovo terroir astronomico e la bottiglia in cantina non saprà che cosa sta succedendo in cielo.

Il bicchiere resta uguale. Il nostro assaggio, forse no

Qui la faccenda si fa molto più divertente. Il gusto non arriva soltanto dalla lingua: nasce dall’incontro fra aromi, tatto, colore, memoria e ambiente. Anche la luce della stanza può metterci del suo.

In un esperimento alcune persone assaggiarono lo stesso Riesling secco sotto luci di colore diverso, usando bicchieri neri per non lasciarsi influenzare dall’aspetto del vino. In certe condizioni lo giudicarono più piacevole, più dolce o più fruttato. Arrivarono perfino ad attribuirgli un valore maggiore, benché nel bicchiere non fosse cambiato assolutamente nulla.

L’eclissi non è la lampada colorata di un laboratorio, ma assaggiare mentre la luce diventa irreale, l’aria si raffredda e tutti guardano il cielo non è un’esperienza neutra. Il vino rimane lo stesso; cambia il palcoscenico, e con lui può cambiare il nostro giudizio.

Il Sole nel vino, dall’Egitto alla Via della Seta

Molto prima che qualcuno parlasse di degustazione sensoriale, il Sole era già entrato nelle vigne, nelle cantine e nelle storie raccontate davanti a una coppa.

In Egitto il vino arrivò fino alla casa di Aten, il disco solare venerato dal faraone Akhenaton. Sulle anfore si annotavano provenienza, vignaiolo e vendemmia: una specie di etichetta ante litteram per i vini destinati alla corte e al culto.

In Mesopotamia l’eclissi era una faccenda molto meno conviviale. Poteva annunciare guai al sovrano e dare inizio al rito del re sostituto: per qualche tempo un uomo comune prendeva il posto del monarca e si caricava sulle spalle il cattivo presagio. Anche il vino faceva parte del trattamento regale riservato a questa figura. Un incarico prestigioso, almeno finché non si scopriva come andava a finire.

Per Greci e Cartaginesi il Sole era soprattutto uno strumento di cantina. I grappoli venivano lasciati ad appassire alla luce per concentrare zuccheri e profumi, poi protetti dall’umidità della notte. La ricetta cartaginese del passum arrivò anche a Roma, dando di fatto il via ai vini da uve appassite.

Verso Oriente le storie si moltiplicano. La leggenda persiana attribuisce a Jamshid la scoperta del vino e la poesia trasforma il bicchiere in rubino, luce e Sole. Lungo le vie dell’Asia viaggiavano viti, uve e tecniche di vinificazione; in Cina, intanto, le antiche cronache raccontavano l’eclissi come un Sole divorato. Due immagini perfette per la nostra serata: il cielo che si lascia mordere e il vino che continua il suo viaggio.

Prima il cielo, poi il bicchiere

Se vuoi fare il nostro piccolo gioco sensoriale, devi prima trovare il posto giusto. Su Carruca Dormitoria trovi la guida pratica all’eclissi in camper, con luoghi, soste, alternative e consigli per organizzare la serata. Perché il vino può aspettare; il tramonto no.

La regola più importante viene prima di qualsiasi calice: durante una fase parziale non si guarda mai il Sole a occhio nudo, neppure per pochi secondi. Servono visori specifici per eclissi conformi alla norma ISO 12312-2. I normali occhiali da sole non bastano, nemmeno sovrapposti, e i rimedi artigianali non sono una scorciatoia furba.

Come ricorda il Ministero della Salute nelle indicazioni per osservare l’eclissi in sicurezza, prima dell’uso bisogna controllare che i filtri siano integri e seguire le istruzioni del produttore. Binocoli, telescopi e fotocamere richiedono filtri adatti montati davanti all’ottica: gli occhialini da soli non li rendono sicuri.

Occhialini per osservare l’eclissi

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Controlla sempre la data di consegna prima di acquistare. Se non arrivano in tempo, cercali presso un planetario, un’associazione di astrofili o un rivenditore astronomico locale.

Il test dell’eclissi: stesso vino, tre momenti

Niente camici bianchi e nessuna pretesa di fare scienza. Basta un Riesling secco, scelto perché ha profumi e acidità facili da riconoscere, e tre piccoli assaggi versati alla stessa temperatura in bicchieri identici. Le lettere A, B e C faranno il resto.

  1. A, prima: assaggia il vino quando la luce è ancora normale. Annota freschezza, dolcezza percepita, frutto, intensità aromatica e quanto ti piace.
  2. B, durante: osserva il Sole soltanto con la protezione corretta. Poi voltati, torna al tavolo e assaggia vicino al momento di massima copertura.
  3. C, dopo: ripeti l’assaggio quando la luce e la temperatura sono cambiate ancora.

Scrivi le impressioni prima di confrontarle. Se B ti sembra più morbido, più profumato o semplicemente più emozionante, avrai scoperto quanto facilmente il mondo intorno a noi riesca a entrare nel bicchiere. Non è poco.

Naturalmente si assaggia da fermi e lontano da strumenti ottici. Se devi guidare, il test si fa con una bevanda analcolica: il cielo offre già abbastanza ebbrezza.

Tre vini per una sera di Sole nero

Un Riesling secco per giocare al confronto. Ha un profilo aromatico nitido e un’acidità riconoscibile, due qualità che rendono più divertente seguire le proprie sensazioni nei tre momenti. Non serve una bottiglia rara: serve versare sempre lo stesso vino.

Un passito per ricordare che il Sole lavora davvero in cantina. Dopo il tramonto, un Passito di Pantelleria racconta l’altra faccia della storia: non il Sole che scompare, ma quello che concentra l’uva e costruisce dolcezza, profumi e materia. È il ponte più naturale fra le antiche uve stese alla luce e il nostro bicchiere.

Celeste Eclipse Limited Edition per il brindisi a tema. Questo Tempranillo della Ribera del Duero è stato vestito con un’etichetta ispirata alla corona solare proprio per celebrare l’eclissi. È la bottiglia da aprire quando l’osservazione è finita, magari a cena: il cielo avrà già fatto abbastanza scena.

Allora cambia il vino o cambiamo noi?

La vite percepisce la caduta di luce e dopo pochi minuti riprende il suo ritmo. Quel breve rallentamento non arriva nel calice: il vino già versato non cambia composizione perché la Luna passa davanti al Sole. Cambiano la luce, la temperatura, l’attenzione e il ricordo che stiamo costruendo mentre assaggiamo.

Forse è per questo che il banchetto dell’Odissea ci parla ancora. I Proci hanno davanti cibo e vino, ma non sanno leggere ciò che sta accadendo. Noi possiamo accontentarci di una rivelazione meno tragica: a volte non è il contenuto del bicchiere a trasformarsi. È lo sguardo con cui ci torniamo.

Trasparenza

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