810 aziende sotto un tetto solo. Non è un numero da vantarsi al bar, ma racconta qualcosa: il Merano WineFestival arriva alla sua 35ª edizione con una presenza di espositori che, stando alla comunicazione ufficiale dell’organizzazione, segna un numero da record per la manifestazione altoatesina. E mentre la fiera si avvicina, resta la domanda che interessa davvero a chi beve: tolto il rumore, quali bottiglie varrà la pena cercare?
Qui non ripercorriamo il programma né le anticipazioni della fiera: ci concentriamo su come orientarsi dopo, tra i nomi che usciranno dai banchi d’assaggio. Numeri, selezione, e i vini che punteranno al punteggio pieno.
I.Cosa succede davvero a Merano
Il Merano WineFestival ha una particolarità che lo distingue dalle fiere-cattedrale: la selezione a monte. Non tutti entrano. C’è una commissione di assaggio che decide chi espone, con un tasso di scrematura che ha fatto la reputazione della manifestazione negli anni. Tradotto: il fatto che un produttore sia a Merano è già un filtro. Non una garanzia assoluta — nessun filtro lo è — ma un punto di partenza più solido del banchetto affittato a chiunque paghi lo stand.
Le 810 aziende sono quindi realtà che hanno superato quella selezione. Il numero conta perché misura la capacità di attrazione dell’evento in un momento in cui le fiere del vino non se la passano benissimo: costi di partecipazione in salita, buyer internazionali più selettivi, aziende piccole che si chiedono se valga ancora la spesa del viaggio e dello stand.
Che un festival così esigente cresca invece di assottigliarsi dice che il formato “pochi, selezionati, raccontati bene” tiene. È lo stesso principio che da sempre proviamo a seguire quando consigliamo una cantina per nome: consigliare è un atto di fiducia, non un elenco.
Il clima di quest’anno
Chi frequenta i banchi d’assaggio lo sa: il tono di una fiera si capisce dai discorsi tra un versamento e l’altro. A Merano i temi al centro di quest’edizione sono prevedibili e inevitabili — l’annata difficile in diverse zone, il peso crescente del clima sulla vendemmia, la questione dei mercati esteri che si complica. Non è pessimismo da sala stampa: è la realtà di un settore che lavora con una materia prima agricola e che, piaccia o no, dipende da cose che non controlla.
In mezzo a tutto questo, il festival conferma la sua natura: un posto dove il vino di territorio, spesso di piccola produzione, trova una vetrina che altrove non avrebbe. E per il visitatore-appassionato — non il buyer, non l’ufficio acquisti — questo significa una cosa concreta: la possibilità di scovare etichette che nel negozio sotto casa non arriveranno mai.
II.I vini da 100/100: come leggerli (senza prendere lucciole per lanterne)
Qui serve una premessa onesta, perché è facile farsi male. Il punteggio pieno — il famoso 100/100 — fa notizia e vende, ma non esiste un unico 100/100 valido urbi et orbi. Ci sono guide, commissioni, panel diversi, ciascuno col suo metro. Un vino può prendere il massimo da una giuria e un punteggio più sobrio da un’altra: non perché una delle due sbagli, ma perché misurano cose leggermente diverse. Lo stesso discorso vale per altri grandi concorsi internazionali: ne abbiamo parlato a proposito del Decanter World Wine Awards, spiegando dove comprare bene secondo le medaglie — stesso principio, fiera diversa.
A Merano, in particolare, il massimo riconoscimento è il WineHunter Award Platinum: proprio quest’anno, per la prima volta nella storia della manifestazione, quattro vini hanno raggiunto il punteggio perfetto di 100/100. Ma anche davanti a un numero così, la domanda giusta resta: premiato da chi, e con quale metodo? Il festival ospita più momenti di valutazione e più soggetti che assegnano riconoscimenti. Vale la pena risalire alla fonte prima di correre a comprare.
Detto questo, il punteggio pieno un’informazione la dà: segnala vini che, in una degustazione tecnica e alla cieca, hanno convinto in modo pieno un gruppo di palati esperti. Non è il verdetto definitivo — il vostro palato resta il giudice ultimo — ma è un indizio che vale più di un’etichetta patinata.
Noi non li abbiamo assaggiati: ecco come lo diciamo
Regola di casa, e la ripetiamo perché ci tiene onesti: i vini premiati a Merano quest’anno non li abbiamo nel bicchiere. Li citiamo come riferimento, non come nostra degustazione. Quando scriveremo “al naso c’è questo, in bocca quello” sarà perché quella bottiglia l’abbiamo davvero aperta — non perché l’ha detto una commissione.
Il nostro consiglio pratico, allora, non è “comprate il 100/100 e fidatevi”. È: usate l’elenco dei premiati come mappa, non come oracolo. Prendete i nomi, verificate chi li ha assegnati, controllate la denominazione e lo stile dichiarato dal produttore, e poi — questo è il punto — assaggiate. Un premio vi porta alla bottiglia; il resto lo fate voi.
III.Errori comuni da evitare
- Confondere “presente a Merano” con “premiato a Merano”. Sono due cose diverse: la prima è la selezione all’ingresso, la seconda è un riconoscimento specifico. Un’azienda può esserci senza aver vinto nulla, e va benissimo così.
- Prendere il 100/100 come assoluto. È il voto di una giuria, non una legge di natura. Chiedetevi sempre chi ha assegnato quel punteggio e con quale metodo.
- Comprare al buio solo per il bollino. Il punteggio vi orienta, non vi solleva dalla scelta. Leggete almeno vitigno, zona e annata prima di decidere.
- Snobbare i non premiati. Dietro un’azienda selezionata ma senza medaglia può esserci la bottiglia che vi cambia la serata. I premi fotografano un momento, non tutta la verità di una cantina.
- Inseguire solo i blasonati. Merano vive anche di piccole produzioni territoriali: spesso è lì che si trova il colpo, non tra i nomi che già conoscete a memoria.
IV.Checklist: come usare i risultati di Merano dopo la fiera
- Procuratevi l’elenco ufficiale dei premiati dalla fonte diretta dell’organizzazione, non da sintesi di terze mani.
- Per ogni vino che vi interessa, segnate chi ha assegnato il riconoscimento.
- Verificate denominazione, annata e zona: un premio senza contesto non vi dice abbastanza.
- Date un occhio alle piccole realtà selezionate, non solo ai 100/100.
- Cercate la disponibilità reale: molti vini premiati sono a tiratura limitata e spariscono in fretta.
- Quando la bottiglia è davanti a voi, dimenticate il punteggio e fidatevi del vostro palato.
V.La nostra opinione, netta
I numeri record di Merano sono una buona notizia per un settore che di buone notizie ne ha avute poche. Ma il numero che ci interessa di più non è l’810 degli espositori né il 100 dei vini premiati: è l’uno. Quella singola bottiglia che, grazie alla selezione della fiera, arriva a chi altrimenti non l’avrebbe mai incontrata. Il valore di un festival così non sta nel punteggio pieno sbandierato, sta nel mettere in circolo vini che il mercato di massa ignorerebbe.
I premi, per noi, sono un ottimo punto di partenza e un pessimo punto di arrivo. Servono a farvi scoprire un nome, non a chiudere il discorso. Il discorso lo chiudete voi, a tavola, con il bicchiere in mano.
E voi, dopo una fiera come questa, vi fidate di più del bollino o del vostro naso? Raccontatecelo sul canale WhatsApp WineHoReCa o su Instagram @winehoreca: i vini di Merano che vale la pena cercare li costruiamo meglio in due.




