Un banco d’assaggio, alle quattro del pomeriggio, ha un suo ritmo preciso: il tintinnio dei bicchieri che tornano vuoti, il produttore che versa guardandoti negli occhi per capire se hai davvero voglia di ascoltare o stai solo collezionando sorsi, la fila che si allunga davanti ai nomi che hanno vinto qualcosa. È in quel caos ordinato che si gioca tutto, e chi ci arriva impreparato esce a mani vuote — stanco, con i denti viola e la sensazione di aver assaggiato cento vini senza ricordarne uno.
L’appuntamento romano del Gambero Rosso — la grande degustazione legata alla presentazione della guida Vini d’Italia 2027, che quest’anno coincide con i quarant’anni del gruppo — torna alla Nuvola di Fuksas, all’EUR: una delle grandi vetrine del vino italiano che si sposta nella capitale e apre i banchi a un pubblico misto, tra operatori del settore e appassionati che vogliono toccare con mano le cantine premiate. Vale la pena andarci? Dipende da cosa ci vai a cercare. E su questo ci siamo fatti un’idea precisa.
I.Di che evento parliamo (e cosa non troverai qui)
Quando si dice “evento Gambero Rosso a Roma” si intende la grande kermesse legata alle premiazioni della guida Vini d’Italia — i Tre Bicchieri, il riconoscimento più noto del gruppo — che porta in degustazione centinaia di cantine in uno o più giorni. La cornice è la Nuvola dell’EUR, lo spazio congressi disegnato da Massimiliano Fuksas; il cuore resta lo stesso di sempre: un grande banco d’assaggio con i vini che la guida ha giudicato migliori, più incontri, masterclass e appuntamenti collaterali.
📍 Roma — La Nuvola, Roma Convention Center all’EUR, Viale Asia 40/44
📅 L’edizione dei quarant’anni si tiene il 25 e 26 ottobre 2026, con la grande degustazione Tre Bicchieri nel pomeriggio del 25. Il programma ufficiale, gli orari e le modalità d’ingresso sono pubblicati sulla pagina dell’organizzatore, gamberorosso.it — da controllare prima di organizzare la trasferta, perché giorni, orari e modalità d’ingresso possono variare.
Un chiarimento doveroso, perché nelle ultime settimane si è parlato molto del gruppo editoriale sul fronte societario e degli assetti di proprietà: qui non entriamo in quel discorso. Le vicende di governance del Gambero Rosso restano un filone a sé, che abbiamo tenuto in frigo per quando ci sarà qualcosa di solido da raccontare. Questo pezzo parla solo di cosa aspettarsi quando metti piede nella sala, bicchiere al collo.
Una nota da osservatori onesti: la data precisa, gli orari e il prezzo del biglietto vanno sempre verificati sul sito dell’organizzatore prima di partire. Quando leggi questo articolo, il primo gesto è controllare lì.
II.A chi è rivolto davvero
Qui conviene essere netti, perché non è un evento per tutti allo stesso modo.
Se sei un operatore — ristoratore, enotecario, distributore — è un’occasione concreta. In poche ore incontri produttori che altrimenti inseguiresti per mesi, assaggi l’annata nuova dei vini che hai già in carta e scopri etichette da inserire. Il banco d’assaggio, per chi lavora nel settore, è prima di tutto uno strumento di lavoro. Il nostro background nasce proprio da lì, dalla sala e dal rapporto quotidiano con le bottiglie: questi eventi, usati bene, fanno risparmiare tempo e viaggi.
Se sei un appassionato la questione è diversa. L’ingresso ti dà accesso a una concentrazione di vini premiati che fuori dalle fiere non trovi mai tutti insieme. È formativo, è divertente, ed è il posto giusto per capire — in un pomeriggio — che aria tira in una denominazione intera. Ma attenzione: è anche un evento pensato per i professionisti, con tutto quello che comporta in termini di ritmo, folla e priorità ai banchi. Non ci vai per rilassarti.
Se sei un curioso alle prime armi e il vino lo stai ancora scoprendo, forse esistono porte d’ingresso più dolci. Un banco d’assaggio affollato, senza un minimo di metodo, rischia di travolgerti. Se è il tuo caso, il nostro consiglio è partire da qualcosa di più raccolto — una giornata di cantine aperte o una visita diretta dal produttore — e tenere il Gambero Rosso come secondo passo.
III.Come muoversi tra i banchi senza farsi travolgere
Il peccato originale di chi arriva a un grande assaggio è l’avidità: provare a bere tutto. Non funziona. Dopo un certo numero di assaggi il palato si appiattisce, i tannini si sommano, e l’ultimo rosso ti sembra identico al primo.
Qualche regola che ci portiamo dietro da anni di sale:
- Fatti un piano prima di entrare. Guarda l’elenco espositori, scegli le denominazioni o le cantine che ti interessano davvero e parti da quelle. Vagare a caso è il modo più sicuro per perdere i vini che volevi.
- Usa la sputacchiera senza vergogna. Non è maleducazione, è mestiere. Sputare è l’unica strada per restare lucido fino alla fine e — banalmente — per tornare a casa in sicurezza. L’alcol, in un contesto così, va gestito come si gestisce uno strumento di lavoro.
- Bevi acqua, mangia qualcosa. Pane neutro tra un rosso corposo e l’altro resetta il palato meglio di qualsiasi trucco.
- Parti dai bianchi e dai vini più leggeri, chiudi con i rossi strutturati e i dolci. L’ordine conta.
- Prendi nota. Due parole su chi ti ha colpito, scritte sul momento, valgono più di dieci “poi me lo ricordo” che svaniscono al banco successivo.
E un’avvertenza sulle masterclass: quando ci sono, spesso si prenotano a parte e i posti finiscono in fretta. Se l’edizione ne prevede su un tema che ti interessa, mettilo in agenda appena entri, non a metà pomeriggio.
IV.Cosa portarsi a casa (oltre al mal di testa evitato)
L’errore è pensare al Gambero Rosso come a una classifica da verificare. I premi sono una bussola, non un verdetto definitivo: un vino che non ha vinto nulla può piacerti più di uno pluripremiato, e va benissimo così. Vale per i Tre Bicchieri come per un’altra guida che ogni anno racconta chi merita attenzione — strumenti di orientamento, non sentenze. Il valore vero di una giornata del genere è un altro.
È l’occasione di parlare coi produttori. Dietro ogni banco c’è spesso chi quel vino lo fa davvero, e due minuti di conversazione raccontano più di qualsiasi scheda: perché un’annata è andata così, cosa è cambiato in vigna, dove sta andando una denominazione. Questo è il tesoro che non trovi in enoteca.
Ed è l’occasione di scoprire l’inatteso: il vitigno autoctono che non conoscevi, la cantina piccola finita in guida quasi per sorpresa, il territorio che non era sul tuo radar. Noi, su questo, abbiamo una debolezza dichiarata per gli autoctoni dimenticati — e le fiere sono il posto migliore per inciamparci dentro.
Finito a Roma, se ti è piaciuto il formato banco d’assaggio, vale la pena cercare anche le vetrine regionali più contenute: manifestazioni come la giornata torinese dedicata ai bianchi della denominazione cittadina hanno lo stesso spirito ma meno affollamento e un ritmo più umano — spesso il posto giusto per chiacchierare con calma.
V.Errori comuni da evitare
- Arrivare senza controllare data, sede e modalità d’ingresso. Succede più spesso di quanto credi. Verifica sempre sul sito ufficiale prima di muoverti.
- Confondere operatori e pubblico. Alcune sessioni o orari possono essere riservati agli addetti ai lavori: leggi bene a chi è aperto cosa.
- Bere tutto senza sputare. Il modo più rapido per rovinarsi il pomeriggio e vanificare il biglietto.
- Inseguire solo i Tre Bicchieri. Finisci in coda ai banchi più affollati e ti perdi le scoperte vere, quelle ai tavoli defilati.
- Non mangiare e non idratarsi. Il palato cede, la testa pure.
- Dimenticare di prendere appunti. Esci con cento assaggi e zero ricordi utili per i prossimi acquisti.
VI.La checklist prima di partire
- Hai verificato data, orario e sede sul sito dell’organizzatore?
- Hai controllato se l’ingresso è aperto al pubblico o riservato agli operatori?
- Hai guardato l’elenco espositori e scelto una decina di banchi prioritari?
- Hai prenotato le eventuali masterclass che ti interessano?
- Taccuino o note sul telefono, pronti?
- Scarpe comode: la Nuvola è grande e si sta in piedi per ore.
- Hai organizzato il rientro? Se bevi e non sputi, non guidi. Punto.
VII.Il nostro punto
Per noi un grande banco d’assaggio come quello del Gambero Rosso a Roma vale l’ingresso a una condizione: andarci con un’idea in testa e un minimo di disciplina. Chi lo tratta come un buffet all-you-can-drink esce frustrato e non ricorda nulla; chi lo tratta come una giornata di scoperta mirata — tre o quattro denominazioni, qualche chiacchiera con i produttori, un paio di nomi nuovi segnati sul taccuino — torna a casa con qualcosa che dura. Il premio in guida è il motivo per cui quei vini sono lì; non è il motivo per cui ci vai.
Tu come li vivi questi eventi: caccia al premio o caccia alla sorpresa? Raccontacelo sul canale WhatsApp WineHoReCa o su Instagram @winehoreca — e se ci andrai, facci sapere cosa ti è rimasto nel bicchiere. La redazione è a info@doliarium.com.




