Finale Argentina-Spagna: cosa stappare per la partita

Resta una partita sola. Niente più gironi, niente più calcoli sui gol segnati e subiti: la finale è Argentina contro Spagna, e da qui in avanti si gioca tutto in novanta minuti più eventuali supplementari. E se la partita è una, anche la bottiglia deve essere quella giusta.

Non serve per forza l’etichetta da cassaforte tenuta in cantina per l’occasione. Serve un vino che tenga compagnia per due ore abbondanti, che regga quello che di solito finisce in tavola davanti a una finale — carne alla brace, pizza, salumi, stuzzichini — e che racconti qualcosa dei due paesi in campo. Noi di Doliarium abbiamo un debole per le partite guardate con il calice in mano invece della solita lattina, e questa è l’occasione perfetta per dirvi come la giochiamo: un vino per la Spagna, un vino per l’Argentina, e le alternative per chi in tavola ha esigenze diverse.

Perché il vino, e non la solita birra

Ci pare che il vino si presti a una serata così molto più della birra, e la ragione è semplice: la partita lunga, con amici, cibo e pause, è il suo habitat naturale. La birra ghiacciata si beve di fretta e riempie; il vino si sorseggia, accompagna, dura. E soprattutto racconta: se in campo ci sono Argentina e Spagna, nel calice puoi avere Mendoza e la Rioja.

Una sola regola, che per noi vale più di ogni abbinamento: la serata è lunga, il vino si sorseggia, non si tracanna. Una bottiglia in tre o quattro persone per tempo di gioco è già una partita ben giocata. Meglio due bottiglie buone condivise che una fila di lattine.

La maglia rossa (di Spagna): Tempranillo o bollicine

La Spagna in campo gioca di possesso, di pazienza, di geometrie. Nel calice, la scelta più coerente è un Tempranillo: è il vitigno-bandiera del paese, l’ossatura dei rossi della Rioja e della Ribera del Duero. Lo stile dichiarato dalle denominazioni parla chiaro: frutto rosso — ciliegia, fragola matura — spezie, legno dosato negli stili Crianza e Riserva, struttura senza durezze. Un vino elegante che tiene il pallone per novanta minuti senza mai strafare, esattamente come la squadra che rappresenta. Regge carni rosse, arrosti e anche una pizza ben condita, soprattutto con pomodoro, formaggio e salumi.

Onestà prima di tutto: per questa finale non abbiamo stappato bottiglie spagnole da raccontarvi in presa diretta, quindi niente note di degustazione recitate a memoria. Vi diamo invece la bussola. Cercate un Rioja Crianza o un Ribera del Duero di annata non troppo giovane, e prima di pagare girate la bottiglia. Tre cose da controllare in dieci secondi: che l’imbottigliamento sia all’origine (nella zona di produzione, non altrove), che la denominazione sia chiara e scritta per esteso, e che dietro ci sia un produttore riconoscibile della zona e non una sigla anonima. Un Crianza onesto — che per la DOCa Rioja richiede un affinamento minimo di due anni, di cui almeno uno in botte — offre già ottimo rapporto qualità-prezzo e bevibilità immediata: non serve puntare alla Riserva per non sbagliare.

Alternativa per chi vuole cominciare la serata col botto: un Cava, il metodo classico catalano. Bollicine per il fischio d’inizio, note di mela verde e agrumi, un prezzo che resta generalmente accessibile, e la giusta acidità per reggere fritti e stuzzichini del pre-partita. Tiene testa anche a una margherita o a una pizza vegetariana. È il vino che apre le danze mentre si scaldano i motori e nessuno ha ancora acceso la griglia.

La maglia albiceleste: Malbec di Mendoza (e il Torrontés in contropiede)

Se la Spagna è possesso palla, l’Argentina è verticalità e cuore. E il suo vino-simbolo è il Malbec: vitigno di origine francese che a Mendoza, tra i vigneti d’altitudine ai piedi delle Ande, ha trovato la sua seconda vita e ha smesso di fare la riserva per diventare titolare inamovibile. Lo stile che i produttori argentini rivendicano è quello di un rosso pieno, morbido, dal frutto scuro e generoso — mirtillo, prugna, mora — con tannini vellutati e buona struttura. Il compagno naturale dell’asado, che non a caso è il rito nazionale tanto quanto il pallone.

Ed è qui che l’abbinamento si scrive da solo: la finale si guarda con la carne alla griglia. Se un asado vero è fuori portata, funziona benissimo anche una grigliata di carne rossa qualsiasi, che con un rosso di struttura dialoga senza sforzo. Il Malbec con la carne è un abbinamento che non ha bisogno di sommelier: tannino morbido, frutto succoso, sapidità che regge la brace senza appesantire. Con la pizza funziona sulle versioni più ricche — carne, salsiccia, salumi, formaggi stagionati — e un Malbec giovane, di media struttura, si beve volentieri anche chi con i rossi importanti non se la fa di solito.

C’è anche l’opzione in contropiede, per chi con l’afa di luglio non vuole saperne di rossi strutturati: il Torrontés, il bianco aromatico argentino, fresco e profumato di fiori bianchi, pesca e agrumi, da servire ben freddo. Non l’abbiamo mai raccontato su queste pagine e non lo abbiamo nel bicchiere mentre scriviamo: lo citiamo come riferimento. Ma se il bianco da partita è la vostra strada, sappiate che esiste ed è la risposta argentina alla sete estiva — perfetto su insalate, snack salati e su tutto quello che alla brace non arriva. Resta comunque una bottiglia argentina a tutti gli effetti: chi vuole tifare albiceleste anche nel calice, ma senza il rosso, ha la sua alternativa già pronta.

Come far scegliere agli ospiti

E poi c’è la terza via, quella di chi non vuole schierarsi per forza. Non serve prendere una posizione nel bicchiere: puoi stappare una bottiglia “Spagna” e una “Argentina” e lasciare che siano gli ospiti a decidere, o farle avvicendare durante la partita — Cava all’inizio, rosso quando arriva la carne.

E se qualcuno il rosso proprio non lo vuole, nemmeno fresco, le opzioni in bianco e in bollicina restano tutte dentro il perimetro della finale: il Cava per aprire e reggere gli stuzzichini, il Torrontés ben freddo per chi cerca profumo e freschezza fino al fischio finale. Due bianchi che rappresentano comunque le due nazionali in campo, senza dover per forza schierare un rosso importante nell’afa di luglio.

Errori comuni da evitare

  • Servire il rosso a “temperatura ambiente” d’estate. Temperatura ambiente a luglio significa vino cotto e stanco. Anche un Malbec strutturato guadagna da venti-trenta minuti in frigo prima del fischio d’inizio.
  • Aprire la bottiglia importante ai rigori. Se avete una bottiglia speciale, stappatela nel pre-partita, quando c’è calma e attenzione. Ai rigori nessuno si ricorderà cosa sta bevendo, e sarebbe un peccato.
  • Comprare “spagnolo” o “argentino” a caso. L’etichetta con il toro o il tango non garantisce niente. Guardate denominazione (Rioja, Ribera del Duero, Mendoza), annata e chi imbottiglia: gli stessi criteri valgono per ogni scaffale del mondo.
  • Abbinare il vino agli snack piccanti. Patatine al peperoncino e tannino sono un’espulsione diretta: il piccante amplifica l’astringenza e ammazza il frutto. Se la serata è piccante, meglio bollicine o un bianco fresco.
  • Trattare la finale come una gara di resistenza alcolica. La partita dura due ore abbondanti, la serata anche di più. Il vino è la colonna sonora, non il protagonista: chi arriva lucido al novantesimo si gode anche i supplementari.

La checklist per la serata

  • Una bottiglia per squadra: Rioja Crianza o Ribera del Duero per la Spagna, Malbec di Mendoza per l’Argentina.
  • Il pre-partita e le alternative: un Cava per il fischio d’inizio, un Torrontés ben freddo per chi vuole restare sul bianco (e comunque tifare argentino).
  • Frigo strategico: rossi leggermente rinfrescati, bianchi e bollicine ben freddi, tutto pronto un’ora prima del fischio d’inizio.
  • Cibo che regge il gioco: carne alla griglia per il Malbec, arrosti e salumi per il Tempranillo, fritti e stuzzichini per Cava o Torrontés.
  • Cavatappi e bicchieri veri: il calice di plastica alla finale è come i cori registrati allo stadio. Si può fare di meglio.
  • Acqua in tavola, sempre: è il miglior compagno di squadra del vino, soprattutto d’estate.
  • Quantità orientativa: una bottiglia ogni tre o quattro persone per il tempo di gioco. Da lì si aggiusta.

Il nostro pronostico (nel calice)

In campo non ci sbilanciamo. Nel calice sì: per noi la formazione ideale è Cava all’inizio, per aprire con le bollicine e reggere gli stuzzichini, poi Malbec quando arriva la carne alla brace, con il Tempranillo pronto in panchina per chi cerca qualcosa di più elegante sugli arrosti. Due paesi in campo, due (o tre) vini nel bicchiere, e nessun obbligo di tifare per uno solo: la cosa bella di una finale così è che a tavola si può vincere in entrambi i modi.

E voi, con cosa la guardate? Maglia rossa spagnola, albiceleste argentina, o una via di mezzo che le mette entrambe in tavola? Raccontatecelo sul canale WhatsApp WineHoReCa o su Instagram @winehoreca: la formazione delle vostre bottiglie da finale ci incuriosisce più di quella degli allenatori.