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Nibió: un tesoro nascosto tra le colline Alessandrine in Piemonte

Ci sono vini che si fanno trovare per caso, nascosti tra gli scaffali di un’enoteca, aspettando solo l’occhio curioso di chi ha voglia di scoprire qualcosa di nuovo. È proprio così che, durante una delle nostre visite all’Enoteca Regionale di Nizza a Nizza Monferrato, tra le mille sfumature di Barbera, abbiamo notato un’etichetta insolita: Nibió. Un nome che richiama il dialetto piemontese, una storia da riscoprire. Ovviamente, non abbiamo resistito e quella bottiglia ha trovato posto nella nostra collezione.

Quello che abbiamo scoperto su questo vitigno e sul vino che ne deriva merita di essere raccontato.

Un Dolcetto dai Tratti Unici

Il Nibió è una varietà storica di Dolcetto, originaria della provincia di Alessandria, in particolare della zona di Novi Ligure. Il nome, che in piemontese significa “nero”, fa riferimento all’intensità cromatica delle sue uve. È conosciuto anche come Nibió dalla Picùla Rùsa, un appellativo che richiama il suo caratteristico peduncolo rosso, elemento distintivo rispetto ad altre varietà di Dolcetto.

Nonostante fosse diffuso nei secoli passati, il Nibió ha rischiato l’estinzione a causa della graduale scomparsa delle sue vigne a favore di varietà più produttive. La sua rinascita è iniziata nel comune di Tassarolo (AL), dove alcuni vignaioli hanno deciso di recuperarlo, credendo nel suo potenziale.

Il Nibió Oggi: Un Vitigno da Salvare

Oggi il Nibió è coltivato solo in pochi ettari nel Basso Piemonte, in particolare tra Novi Ligure, Tassarolo, Gavi e Ovada. È un vitigno rustico, resistente alle malattie, con una maturazione tardiva che ne garantisce una notevole intensità aromatica.

Dal punto di vista organolettico, i vini da uve Nibió presentano:
• Colore: rosso rubino intenso con riflessi violacei profondi.
• Profumi: frutti neri maturi, spezie, note balsamiche e un leggero sentore di erbe selvatiche.
• Palato: corpo strutturato, tannini decisi ma eleganti, grande freschezza e capacità di evolvere nel tempo.

È un Dolcetto più selvaggio e profondo, capace di esprimere una personalità ben distinta rispetto ai suoi parenti più conosciuti.

Dove Trovarlo: Le Cantine che Credono nel Nibió

La produzione di Nibió è ancora molto limitata, ma alcune cantine stanno lavorando per riportarlo alla luce. Tra queste:
• Rugrà – Situata a Tassarolo (AL), è tra le realtà che hanno riscoperto e valorizzato il Nibió.
• Tenuta Veritas – A Casaleggio Boiro (AL), lavora con metodi tradizionali per preservare il carattere autentico del vitigno.
• Forti del Vento – A Castelletto d’Orba (AL), ha scelto di vinificare il Nibió con un’attenzione particolare alla sostenibilità.
• Cascina degli Ulivi – Situata sulle colline del Gavi, produce un vino chiamato “Nibiô”, ottenuto con un approccio biodinamico.
• Cantina Mezzacane – Sperimenta la vinificazione in anfora per esaltare le caratteristiche uniche di questo vitigno.

La Nostra Opinione: Un Vino con un Futuro

Dopo averlo assaggiato, possiamo dire che il Nibió è un vino che lascia il segno. Se il Dolcetto tradizionale è spesso associato a beva immediata, il Nibió ne rappresenta la versione più strutturata e longeva. Ha un’anima autentica, con un’acidità vibrante e tannini ben presenti, che lo rendono perfetto sia per il consumo immediato che per un’evoluzione in bottiglia.

È un vitigno che meriterebbe maggiore attenzione, soprattutto ora che c’è un rinnovato interesse per le varietà autoctone dimenticate. Se amate i vini che raccontano una storia, il Nibió è una bottiglia che non può mancare nella vostra cantina.

E voi, avete mai avuto l’occasione di assaggiarlo? Fatecelo sapere nei commenti!

Alberto @winehoreca

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