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La dicotomia del vino: quando la viticoltura convive con il divieto

Ramadan Mubarak a tutti coloro che lo stanno osservando!

In questo periodo di riflessione e devozione, ispirato da una telefonata con un carissimo amico mussulmano che per consuetudine passerà il Ramadam con la mamma, è interessante esplorare le tradizioni che intrecciano la cultura e la produzione agricola come quella vitivinicola, anche nei contesti in cui il consumo di alcol è regolamentato o addirittura vietato.
La viticoltura, con la sua storia millenaria, è infatti un esempio perfetto di come la terra continui a donare i suoi frutti, indipendentemente dalle norme religiose.

Segue un’analisi approfondita di come alcuni paesi, nonostante le restrizioni sul consumo di alcol, abbiano mantenuto e sviluppato un’industria vinicola di altissima qualità.

In alcuni paesi a maggioranza musulmana, dove la religione vieta il consumo di alcol, la viticoltura ha radici profonde e continua a produrre vini di grande qualità. Sebbene il consumo sia spesso limitato o regolamentato, questi territori ospitano vigneti storici e cantine che realizzano etichette apprezzate in tutto il mondo. Scopriamo alcuni dei vini più iconici di queste terre.

Marocco – Château Roslane (Meknès)

Il Marocco ha una tradizione vinicola antichissima, risalente all’epoca fenicia. Oggi, la regione di Meknès è il cuore della produzione vinicola del paese. Tra le etichette più prestigiose spicca Château Roslane, il primo vino marocchino a ottenere la denominazione AOC. Questo rosso elegante, con note speziate e fruttate, dimostra come il Marocco possa competere sulla scena internazionale.

Libano – Château Musar (valle della Beqa’)

Il Libano è tra i paesi mediorientali con la più forte identità vinicola. Il celebre Château Musar, prodotto nella valle della Beqa’, è un vino rosso di fama mondiale, apprezzato per la sua complessità aromatica e la capacità di invecchiamento. La viticoltura libanese risale ai fenici e oggi è portata avanti da produttori che combinano tradizione e innovazione.

Turchia – Kalecik Karası (regione di Ankara)

La Turchia vanta una delle più antiche tradizioni vinicole al mondo. Il Kalecik Karası è un vino rosso raffinato, originario della regione di Ankara, noto per i suoi aromi di frutti rossi e la sua morbidezza. Sebbene la regolamentazione sull’alcol sia piuttosto rigida, la Turchia continua a produrre vini di qualità che trovano spazio anche nei mercati internazionali.

Iran – il retaggio di Shiraz

L’Iran ha un passato vinicolo straordinario: la città di Shiraz ha dato il nome a uno dei vitigni più celebri al mondo. Prima della rivoluzione islamica del 1979, l’Iran produceva vini di altissimo livello, ma oggi la viticoltura è quasi scomparsa. Tuttavia, esistono ancora produzioni clandestine e alcune minoranze religiose possono produrre vino per scopi rituali.

Egitto – Omar Khayyam (cantina Gianaclis)

L’Egitto, patria della viticoltura ai tempi dei faraoni, ha ancora oggi una modesta produzione vinicola. La cantina Gianaclis è tra le più note, e il suo vino Omar Khayyam è un rosso locale dal carattere deciso. Sebbene l’alcol sia regolamentato, il vino egiziano è disponibile nei ristoranti, negli hotel e per il turismo.

Tradizione e restrizioni: un equilibrio delicato

In questi paesi, la produzione di vino è spesso una testimonianza storica più che una tradizione di consumo quotidiano. La viticoltura continua a esistere, trovando un equilibrio tra il rispetto delle norme religiose e il valore economico e culturale di una pratica millenaria. Anche dove l’alcol è tabù, il vino racconta la storia di popoli e territori, dimostrando che la passione per la terra e per la vite può superare i confini religiosi e normativi.

E voi ne conoscete altri?

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